• L’eccidio del 28-29 aprile 1945 – E i carabinieri della nuova Italia

    scritto il 4 febbraio 2016 da: Michele Tomaselli

    Questa è la cronaca di un doloroso fatto di guerra nella battaglia disperata per la democrazia contro il nemico carnefice tedesco, un fatto accaduto a Cervignano del Friuli. Fu proprio nelle ultime giornate di guerra dell’aprile del 1945, che la popolazione, già provata dai lunghi anni del conflitto, provò gli orrori di una devastante rappresaglia tedesca. Alle ore 8.00 del 28 aprile 1945, alle porte dell’albergo Friuli, un soldato tedesco dell’Ostro-Kommandantur imponeva l’alt a sette Patrioti in bicicletta della Brigata Garibaldi, i quali senza esitare aprirono il fuoco ferendo la guardia intimidatrice che da lì a poco spirava all’ospedale di Palmanova. La reazione tedesca non mancò ad arrivare. Verso le ore 10.30 sopraggiungeva a Cervignano un nucleo tedesco forte di circa trenta uomini, con l’intenzione di rafforzare il presidio e reprimere quei tafferugli patriottici.

    Aprile 1944 - I componenti della stazione (da sinistra) di Cervignano Giuseppe, Zito, Antonio Oddo, Giuseppe Bernardis, Cirino Mazzullo e Costante Zanivan

    Aprile 1944 - I componenti della stazione (da sinistra) di Cervignano Giuseppe, Zito, Antonio Oddo, Giuseppe Bernardis, Cirino Mazzullo e Costante Zanivan

    Tutto sembrava compromesso, ma alle ore 14.15, diffusasi sulla radio di Milano la notizia delle trattative di armistizio fra la Germania e le potenze alleate, il presidio tedesco si apprestava ad abbandonare la Bassa Friulana, alla volta di Udine. Nella lotta per la sopravvivenza, il nemico nazi-fascista, costretto a fuggire verso la Germania, aveva individuato nelle scorte di grano dei locali ex G.I.L. di via Roma, una fonte di approvvigionamento per la ritirata. Verso le ore 15.00, il piano tedesco trovava attuazione. Il Maresciallo Cirino Mazzullo comandante della stazione dei Carabinieri di Cervignano e tutti i militari in servizio nella Polizia Economica di Cervignano, si opposero a quel piano nefasto, in una pericolosa operazione militare, riuscendo a fermare quella fuga, arrestando i tedeschi responsabili e salvando così le derrate di grano.

    Il sottoufficiale era giunto a Cervignano, mantenendo la residenza nel Comune di Bicinicco, ove risiedeva con la moglie e i due figli. Nell’ottobre del 1942, d’istanza a Palmanova, contribuì ad attenuare il rigore delle ordinanze tedesche nei confronti dei prigionieri del campo di Gonars. È grazie a lui, infatti, che molti internati riuscirono a leggere la corrispondenza, altrimenti destinata al macero. A comprova i bellissimi disegni ad olio realizzati su carta da pacchi, e donati dagli internati al maresciallo Mazzullo. Dopo l’armistizio dell’otto settembre 1943 entrò a far parte della brigata partigiana Bruno Montina ( inglobata poi nella 2° Divisione G.A.P. Friuli) in seguito alla costituzione di un centro clandestino di resistenza antinazifascista nella Bassa Friulana

    Ma torniamo ai dolorosi fatti di Cervignano.

    Nel tardo pomeriggio di quel 28 aprile, i tedeschi, in ritirata anche da Aquileia, furono attaccati da alcuni gappisti (Gruppi d’Azione Patriottica) nei pressi della cantina sociale di via Aquileia: nello scontro fu ferito gravemente un soldato tedesco. A colpi d’arma da fuoco, la reazione tedesca non tardò ad arrivare. Si ebbero così le prime vittime italiane: Sebastiano Perusin, Amabile Di Gregoris, Ferdinando Augusto Caisut e Angelo Dentesan. Tuttavia, i tedeschi, frastornati da quell’attacco, non si fidarono ad attraversare Cervignano, per cui preferirono ripiegare su Terzo, dove, la sera stessa, presi a caso diversi civili della popolazione, li passarono per le armi. In quell’agghiacciante eccidio sul ponte del Natissa, morirono tredici persone[1]. Intanto nelle prime ore della notte, iniziava a Cervignano l’attacco tedesco, in una terrificante azione di ritorsione. Svariati colpi d’arma di fuoco esplosero sulle sponde del fiume Ausa, nelle vie Roma, Pradati, Aquileia, nella piazza Indipendenza e presso l’attuale incrocio di via Udine. All’altezza della villa Triestina i tedeschi montarono le mitraglie pesanti Flak da 20 mm per eliminare un nucleo di resistenti. Erano arrivate la 7° Compagnia della 24° divisione Karstjager da Aquileia, affiancata dai reparti della SS Polizei, e dal plotone di SS cosacco. La mattina del 29 aprile la città era in balia del nemico invasore, che, forte di bombe e armi automatiche, piazzava mitragliatrici ad ampio raggio nella pubblica piazza e dinnanzi alla caserma dei Carabinieri. In quel clima di terrore e di angoscia, ognuno cercava di nascondersi dove poteva, temendo quanto poi sarebbe di fatto accaduto. Verso le ore 7.00, i gruppi tedeschi, per vendicarsi degli attacchi subiti, passavano al setaccio l’intera cittadinanza, prendendo in ostaggio quasi un centinaia di persone. Il maresciallo Cirino Mazzullo, che sorvegliava l’evolversi della situazione da una delle finestre della caserma decise di attendere l’evoluzione degli avvenimenti, sperando nella buona sorte, anche se il suo destino era già segnato. Infatti i tedeschi, che stavano ancora effettuando azioni di rappresaglia contro la popolazione, piombarono nella caserma dei Carabinieri, dopo aver prelevato monsignor Cian, due sacerdoti e svariati fedeli nella vicina chiesa.

    disegno internati Visco

    disegno internati Visco

    Il Maresciallo Cirino Mazzullo, attirato dal frastuono delle percussioni dei fucili contro il portone, spalancò quella porta offrendo il via libera ai suoi invasori, che in breve tempo lo sequestrarono assieme ai carabinieri Antonio Oddo, Giuseppe Zito, e l’allievo milite Giuseppe Angelo Bernardis. I carabinieri catturati furono quindi condotti nel posto di raccolta dell’albergo Friuli di piazza Vittorio Emanuele (ora piazza Unità), ove il maresciallo Cirino Mazzullo e l’allievo milite Giuseppe Angelo Bernardis vennero riconosciuti colpevoli dei fatti successi nel magazzino frumento dei locali ex G.I.L. A causa di quel verdetto, i due militari furono divisi dagli altri carabinieri e percossi con calci di fucili. I quattro militari di Cervignano, assieme agli altri centoquarantacinque rastrellati, furono passati in rivista, per individuare i responsabili della rivolta. Furono riconosciuti ventuno colpevoli, che depredati di ogni loro avere furono condotti nella stanza di tortura dell’Albergo Friuli e quindi martoriati.

    Tredici persone compreso il maresciallo Cirino Mazzullo, il vicebrigadiere Baldassare Aranciotta, i carabinieri Antonio Amore, Canio Orlando, e tre finanzieri della Polizia Economica di Cervignano: Pierino Potzolu, Remo Marchet, e Sabato Feoli, furono fucilate nei pressi della fornace Sarcinelli sulla riva destra del fiume Ausa, ove cinque di esse caddero nell’acqua (fra cui il maresciallo Mazzullo) mentre le altre otto, incluso l’allievo milite Giuseppe Angelo Bernardis, trovarono la morte a colpi di fucile nella località Tre Ponti a circa due chilometri da Cervignano.

    Con larga partecipazione di popolo cervignanese, le esequie religiose delle vittime[2] ebbero luogo il 2 maggio del 1945, con un corteo lungo la via Aquileia fino al cimitero. La salma del Maresciallo Cirino Mazzullo fu recuperata dal fiume Ausa e successivamente condotta in Sicilia, dove fu celebrato un funerale solenne.

    Così, ugualmente, anche il maresciallo Guglielmo Costanzo di Torviscosa espresse spirito di abnegazione ed illimitata dedizione al dovere, fornendo un altissimo, generoso tributo di sangue per la Guerra di Liberazione. Dopo l’armistizio dell’otto settembre 1943 entrò a far parte con il maresciallo Mazzullo della brigata partigiana Bruno Montina. La sua è stata una attività veramente importante e di primo piano per la responsabilità di collegamento tra le formazioni Osovane e Garibaldine, con la direzione della SNIA.

    A Cervignano il maresciallo Mazzullo fucilato nei modi che oramai conosciamo, a Torviscosa il maresciallo dei Carabinieri, Guglielmo Costanzo, membro del Comando Unificato “Osoppo Garibaldi” della Bassa Friulana arrestato negli ultimi giorni del 1944, deportato in Germania e bruciato vivo nei forni di Mathausen, sono a mio avviso, per la storia dei casi singoli ma, è perspicuo asserire che nella Bassa Friulana non ci fu solamente l’adesione dei singoli al Movimento Partigiano, ma anche dell’Arma stessa.

    articolo apparso su Iniziativa Isontina N. 69 dicembre 2015

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    [1] Le vittime: Giairo Cossar, di anni 35, Luigi Cossar di anni 34, Ottaviano Prez di anni 52, Bruno Prez di anni 16, Aderino Busut, di anni 17, Oreste Busut di anni 16, Antonio Dreon di anni 40, Antonio Zorat di anni 50, Guido Furlan di anni 34, Giuseppe Zanfagnin di anni 17, Dionisio Valeri di anni 33, Francesco Fabris di anni 30, Mario Fontana di anni 22.

    [2] Le vittime: Caisut Ferdinando Augusto, nato a Visco il 30 dicembre 1908; Perusin Sebastiano, nato a Cervignano il 29 luglio 1904; Didonè Oreste Antonio di 33 anni; Perron Domenico; Ongaro Luigi, nato a Cervignano il 19 maggio 1897; Bertogna Eugenio, nato a Ruda il 05 settembre 1908; Gratton Italo, nato a Cervignano il 07 gennaio 1928; Pace Luigi, nato a Visciano (NA) il 21 giugno 1920; Veronese Marco Petronio, di anni 22; Salmaso Luigi nato a Padova il 15 settembre 1919; Cappellozza Egidio, nato a Prevacina il 15 maggio 1927; Cappellozza Ignazio; Pastorutti Aldo, nato a Palmanova il 17 dicembre 1923; Cogoi Gaetano, nato a Manzano il 12 aprile 1877; Gallo Benito Fulvio, nato a Galzignano (PD) il 14 febbraio 1926.; Mazzullo Cirino, nato a Novara di Sicilia il 06 aprile 1901; Bernardis Giuseppe Angelo, nato a Udine; Amore Antonio, nato a Castel di Iudica (CT) il 01 gennaio 1921; Aranciotta Baldassare, nato a Paceco (TP) il 18 luglio 1923; Orlando Canio, nato a Serrenza (PT) il 20 febbraio 1921; Putzolu Pierino, nato ad Arbus (CA) il 18 novembre 1904; Marchet Remo, nato a Feltre (BL) il 18 settembre 1921; Feoli Sabato nato ad Avellino il 17 settembre 1920; Bacchetti Luigi Sergio anni; Ravagnan Otello, di anni 24;

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    6 commenti a “L’eccidio del 28-29 aprile 1945 – E i carabinieri della nuova Italia

    • Gino Pastorutti ha detto:

      So che esiste un monumento per le vittime che furono fucilate nei pressi della fornace Sarcinelli sulla riva destra del fiume Ausa. Sarebbe possibile sapere la posizione della stessa?
      Lo chiedo perché mio zio era parte di quelle vittime e vorrei andare a vedere detto monumento.
      Grazie

      • Michele Tomaselli ha detto:

        Lei abita nei pressi? Le faccio questa domanda per sapere se conosce Cervignano del Friuli. In questo caso, la testimonianza eretta a ricordo di tutti quei martiri che furono fucilati nei pressi dell’Aussa si trova sulla sponda a ponente del fiume. Da viale Martiri della Libertà prosegue costeggiando il fiume, fino a sbattere contro una sbarra, poi prosegue lungo una bella passeggiata per circa 5 minuti lungo l’argine, a destra noterà un ippodromo, ora abbandonato. A fine stradina troverà il piccolo monumento. Di solito verso il 25 aprile l’Amministrazione Comunale deposita una corona e ricorda i caduti. Se non è chiederle troppo posso sapere come si chiamava suo zio? Forse Pastorutti Aldo? Grazie

    • Gino Pastorutti ha detto:

      La ringrazio infinitamente, io abito a Palmanova ed in effetti mio zio era Aldo Pastorutti, fratello di mio padre.
      Con la sua descrizione sicuramente andrò a trovare il monumento.
      Grazie di nuovo!

    • luciano ha detto:

      Bravo Gino Pastorutti in ricordo dei nostri AVI onoriamo i loro sacrifici, che anno dato la vita per la Patria. Anche mio zio e’ stato assassinato lungo la sponda del fiume AUSA , mi sono recato sul luogo dell’eccidio tre volte l’ultima volta il27-11-2016 -Mio zio Carabiniere AMORE ANTONIO, sono andato anche nel cimitero di scodovacca dove giacino nell ossario dei caduti , ogni volta provo una grande EMOZIONE , purtroppo non posso partecipare alle commemorazioni che si celebrano ogni anno , per la lunga distanza (abito in sicilia ) e’ mi dispiace tanto ho fatto tante ricerche , anche grazie al nostro amico Michele Tomaselli . GRAZIE BUONA SERA

    • Marianna Mazzullo ha detto:

      Il maresciallo Mazzullo Cirino era mio nonno. Ovviamente non l’ho conosciuto, quando l’hanno ucciso mio padre Mazzullo Paolo aveva due anni. Mi sono imbattuta per caso su questo blog riconoscendo nella foto mio nonno e il signor Zito che, essendo allora sopravvissuto, diversi anni fa ci ha voluto conoscere. So di commemorazioni che si sono tenute a Cervignano (tempo fa siamo stati anche invitati), ma non sapevo del monumento sulla sponda del fiume. Con la puntuale descrizione che fa per raggiungere il luogo spero di riuscire ad andare, anche se dalla Sicilia è lontano. Rileggendo la storia mi sono commossa e la ringrazio perché pubblicando e facendo conoscere a chi non sa si tiene viva la memoria.

    • Marianna Mazzullo ha detto:

      Mi sa dire qualcosa di più sui disegni che gli internati di Gonars hanno donato a mio nonno? Sono archiviati, esposti o che altro? La ringrazio sin da ora per la cortese risposta che vorrà fornirmi.

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