• La Corsica. Un gioiello da scoprire

    scritto il 1 settembre 2016 da: Michele Tomaselli

    Cristoforo Colombo come ben sappiamo è genovese (nato a Genova fra il 26 agosto e il 31 ottobre 1451), tuttavia per gli spagnoli è spagnolo (Cristóbal Colón) e per i portoghesi è portoghese (marranos, ossia un ebreo spagnolo convertito al cristianesimo).

    Calvi, la probabile citt_ natale di Cristoforo Colombo, i bastioni della cittadella.

    Calvi, la probabile città natale di Cristoforo Colombo (foto di Michele Tomaselli)

    Nulla di strano: l’uomo del nuovo mondo, il navigatore più famoso della storia, non è nato in una sola città, bensì in più città contemporaneamente; una diatriba storica condizionata dalla mancanza di documenti ufficiali che comprovino verosimilmente il suo luogo di nascita. Infatti nel Quattrocento non si compilavano registri di nascita né di morte; così oggi è diventato un luogo comune speculare sulla sua madrepatria. Tuttavia possiamo affermare con certezza che lo scopritore delle Americhe nacque nella Serenissima Repubblica di Genova: la Superba (così anche chiamata) che altresì diede i natali a personaggi illustri come Napoleone Bonaparte e Pascal Paoli. Così non è stravagante scoprire che i cittadini di Calvi (la seconda città turistica della Corsica) abbiano rivendicato i natali di Cristoforo Colombo. Affermano che agli inizi della seconda metà del Quattrocento, il giovane Cristoforo e la sua famiglia vivevano nelle strette viuzze di questa città e qualche anno più tardi si trasferirono a Genova. Un’interpretazione peraltro plausibile dacché Calvi e la Corsica erano a quei tempi possedimenti genovesi.

    Sarà vero? Senza azzardarmi a commentare questa notizia, inizio la mia avventura per Calvi. A un tratto Sebastian, un corso di mezza età, si avvicina e mi propone di visitare la casa di Cristoforo Colombo o perlomeno quel che ne rimane, dopo che Lord Horatio Nelson, nel 1794, durante la guerra anglo-corsa, la rase al suolo. Tuttavia, scorgo solamente quattro sassi e un cartello con la scritta Maison Colomb:quanto basta per lasciarmi nel dubbio. Nel frattempo Sebastian, che per portarmi a visitare questo rudere mi aveva accompagnato alla cittadella (la spettacolare fortezza chiusa da tre bastioni e risalente alla Superba che ingloba il centro storico e la probabile casa di Cristoforo Colombo), mi invita ad assaporare la Pietra: la famosa birra corsa, una bevanda ambrata a 6 gradi d’alcool e fermentata con malto e castagne che, peraltro, ha genesi da una storia recente. Infatti i marroni sono il prodotto naturale più diffuso della Corsica, soprattutto nella Castagniccia, la zona montuosa a sud di Bastia.‘E allora perché non iniziare a produrre un prodotto che si ispiri ai gusti del territorio?’ A questo devono aver pensato Dominique e Armelle Sialelli quando, nel 1996, hanno inaugurato la Brasserie Pietra a Furiani – non lontano dalla costa – dando vita a questa eccellente produzione birraia con la farina di castagna.

    Ille Rousse, il faro sopra il promontorio dell_ Ile de la Pietra

    Ille Rousse, il faro sopra il promontorio di Ille de La Pietra (foto di Michele Tomaselli)

    La bottiglietta porta orgogliosamente la scritta: “Biera corsa accumudata cu a castagna”, ed è oggi l’unica birra servita nei bar e nei ristoranti della Corsica. Per placare la sete inizio ad assaporarla: il carattere è deciso con un retro gusto di castagne arrosto, la schiuma è discreta con un profumo armonioso. A un tratto mi accorgo che la cittadella è un baluardo della Legione Straniera, il famoso corpo dell’esercito d’elite francese. Qui è di stanza il 2e Régiment étranger de parachutistes, un’unità speciale di paracadutisti. E il destino vuole che m’imbatta proprio contro di loro. Hanno un muso da Rambo, la testa rasata e il corpo pieno di tatuaggi e indossano il kepi, il tipico copricapo bianco. È difficile parlare con loro anche perché ho l’impressione che vivano in un altro mondo. Provo a fotografarli ma mi mitragliano di insulti. E io zitto.

    Un po’ frastornato, proseguo il viaggio verso Ile-Rousse (Isola Rossa), una deliziosa stazione balneare nella regione della Balagna, che offre spiagge di sabbia bianca e un mare dai riflessicaraibici. Il nome “Isola Rossa” deriva dal colore del granito rossastro che delinea il promontorio dell’Ile de la Pietra, un’isoletta scabra collegata alla città, sulle cui sommità si ergono un faro e i ruderi di un’antica torre di avvistamento genovese, a testimonianza del passato isolano.

    Mi lascio trasportare dall’atmosfera romantica e salgo al faro per godermi il tramonto. Il bagliore si staglia contro le rocce e il mare, offrendo uno spettacolo sorprendente. La luce del cielo è tenue ma regala scorci emozionanti e un panorama a 360 gradi sull’intera baia. Uno spettacolo più grande del mare.

    L’entroterra di questa regione è strepitoso e, in particolare, se amiamo le montagne lo adoreremo ancor di più; la Corsica è l’isola più alpina di tutto il Mediterraneo con oltre centocinquanta vette che superano i 2000 metri. Il Monte Cinto, con i suoi 2707 metri, è il tetto della Corsica: una meta ambita per tutti i trekker che percorrono la Grande Randonnée 20 o GR 20, il sentiero più conosciuto dell’isola, che, lungo 180 km, la attraversa da Nord-Ovest a Sud-Est, dal comune di Calenzana (dipartimento della Corsica Settentrionale) fino a quello di Conca (Corsica del Sud). In questa regione è anche racchiusa la Castagniccia, terra dall’anima rurale che invita a camminate primaverili fra gole, cascate, pievi e villaggi. Luoghi dove mare e montagna sono più vicini che mai, divisi da foreste di castagne che meravigliano a questa latitudine. La Castagniccia è la più corsa delle regioni, e non è un caso che abbia dato i natali all’eroe nazionale Pasquale Paoli, strenuo sostenitore dell’indipendenza corsa e simbolo dell’identità culturale del suo popolo. La Costituzione della Repubblica di Corsica con a capo Pasquale Paoli – Stato indipendente dal 1755 al 1769, anche se mai riconosciuto – fu antesignana in questo, dato che concedeva il diritto di voto a tutti i cittadini sopra i 25 anni, comprese le donne. La Corsica fu così tra i primi Paesi al mondo, assieme alla Svezia nel 1708, a garantire condizioni di parità tra uomo e donna.

    Una terra, quella corsa, ricca di storia e di fascino, con i numerosi castagneti deliziati dalle chiese, dai conventi e dai villaggi. Sempre in questa regione si trova la sorgente dell’acqua Orezza, che in Corsica è reperibile nei supermercati. Mi fermo a fotografare le case con i tetti di scisto e il rataghju (gli essiccatoi per le castagne). Leggo che sono stati i genovesi, alla fine del 1500, a impiantarci i castagni, fino a crearne l’odierna Castagniccia; una macchia mediterranea di arbusti e alberi. La raggiungo in moto, percorrendo la Route 301.

    Ho prenotato alla Marlotte Guest House, un casale in pietra e castagno del XIX secolo, che ha dato i natali a Angelo Laurent Giovaninelli, generale francese intervenuto nella Guerra d’Indocina in Vietnam. La strada che conduce al villaggio di Pastoreccia, a Castello di Rostino, è stretta e non dà da respiro alla guida. All’improvviso mi imbatto in un toro. Si trova a bordo carreggiata: sembra nervoso, scalcia ed è pronto a dare la carica. Accelero con decisione e taglio letteralmente la corda…

    in Castagnicia, la casa natia di Pascal Paoli

    Castagnicia, la casa natia di Pasquale Paoli (foto di Michele Tomaselli)

    Alla Marlotte trovo ad accogliermi Frédérique e Christophe, una coppia francese originaria della Provenza, che gestisce la struttura. Attorno a me regna la pace e l’eleganza. Tutte le camere sono arredate con gusto, ognuna con un colore e un tema diverso, con una cura maniacale per i dettagli. Christophe è particolarmente ospitale: prima di giungere qui conduceva a Marsiglia un negozio in franchising della Diadora, ma la crisi del marchio di abbigliamento e calzature italiano e la sua successiva acquisizione da parte dei cinesi, lo hanno lasciato senza un’occupazione. Così, alla soglia dei cinquant’anni, assieme alla moglie ha deciso di trasferirsi in Corsica, comprare il casale, ristrutturarlo e aprire l’attività. È stata dura ma ce l’ha fatta.

    All’indomani mi reco a Orezza per assaggiare l’acqua della famosa sorgente. Giunto sul posto faccio l’amara scoperta: l’acqua non ha nulla ha che fare con le bottiglie dei supermercati. Ha un colore torbido e marroncino e per di più ha un sapore di ferraglia…

    Per consolarmi visito il convento di San Francesco, un antico monastero dove avvenne lo storico incontro tra Pasquale Paoli e Napoleone Bonaparte. Ma purtroppo è un’altra delusione: tutto è in rovina. Durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi lo distrussero dopo averlo utilizzato come deposito per le munizioni. E da allora nulla è cambiato.

    Proseguo il mio viaggio all’interno del Parc naturel regional de Corse, fino a raggiungere San Pietro di Venaco, grazioso villaggio nei pressi dell’antica capitale Corte. Non ho molto tempo a disposizione, così decido di percorrere il Sentier des Bergeries, una passeggiata che conduce fino alla Chiesetta di San Eliseo (il patrone dei pastori, al quale è dedicato, ogni estate, il più famoso pellegrinaggio della Corsica). L’escursione dura circa cinque ore e si snoda attraverso un circuito ad anello che valica numerose bergeries (casette per pastori). Lungo il cammino, non lontano dall’alpeggio di Tataralla, trovo un faggio secolare. Ha dimensioni impressionanti. È mastodontico, a confronto io sembro una formichina…

    San Pietro di Venaco, la chiesetta di San Eliseo

    San Pietro di Venaco, la chiesa di San Eliseo (foto di Michele Tomaselli)

    Il giorno successivo procedo in direzione di Ajaccio, lungo la route 20. Ci vogliono settanta chilometri per raggiungerla e la strada è molto trafficata. Trovare un parcheggio nel centro della città è un’impresa e muoversi è assai complicato. Non c’è molto da vedere a eccezione della Maison di Napoleone Bonaparte, oggi museo nazionale. In questo luogo, il 15 agosto 1769, nacque il leggendario imperatore. L’edificio, molto frequentato, conserva gli arredi del XVIII secolo. Napoleone ci ha vissuto fino a nove anni, quando la madre Letizia Ramolino e il padre Carlo Maria decisero di inviarlo al collegio di Autun, in Borgogna.

    La vacanza volge al termine ma ho ancora il tempo per visitare le magnifiche falesie di Bonifacio, con la città vecchia arroccata a strapiombo sul mare, uno dei luoghi più ventosi del Mediterraneo. Dopo diverse ore di viaggio raggiungo Cap Corse, nel selvaggio nord, la penisola più estrema della Corsica, il cosiddetto dito. Qui m’incammino lungo il Sentiero del Doganiere, un itinerario a picco sul mare che, partendo da Macinaggio, arriva fino a Centuri, oltrepassando il promontorio di Cap Corse. Centuri è un borgo incantevole di pescatori che trova la sua autenticità nel grazioso porticciolo e nella pesca alle aragoste.

    Prima d’imbarcarmi da Bastia per l’Italia, riesco anche a provare il famoso Cap Corse Mattei, un Vermouth a base di chinino, che da queste parti è un’istituzione. Ora la vacanza è davvero finita, ma la mente è già alla prossima avventura: il Monte Bianco.

    Centuri, Moulin Mattei, uno dei pochi mulini a vento della Corsica, simbolo di Cap Corse e del famoso aperitivo corso.

    Centuri Moulin Mattei (foto di Michele Tomaselli)

     

    articolo apparso su iMagazine N. 64 settembre– ottobre 2016

     

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