• Isole Svalbard. L’inviato che si giocò la vita a testa o croce

    scritto il 22 agosto 2018 da: Michele Tomaselli

    Cesco Tomaselli e il Dirigibile Italia.

    Novant’anni fa 17 persone, tra equipaggio e soccorritori, persero la vita durante una missione italiana tra i ghiacci del Polo Nord. Cesco Tomaselli scampò alla tragedia grazie alla sorte. Nel 1928, il “Corriere della Sera” gli aveva affidato il compito di seguire una nuova impresa, soltanto due anni dopo il successo della trasvolata dell’aeronave “Norge”, capitanata dal duo Nobile e Amundsen, cui il giovane Tomaselli aveva partecipato come inviato di bordo, ma solo fino alla Baia del Re (isole Svalbard). Fu allora che, per la prima volta, dopo svariati tentativi, un mezzo aereo costruito dall’uomo raggiunse il punto più estremo dell’emisfero boreale.

    Dopo il successo ottenuto, il generale Nobile si convinse di tentare una nuova trasvolata artica. Così, grazie all’appoggio di un comitato finanziatore, si diede avvio a una nuova spedizione. Furono però imposte delle condizioni che previdero l’uso della radio anche per fini editoriali. A tale scopo venne stipulato un accordo con la Reale Società Geografica Italiana per l’esclusiva dei collegamenti radiotelegrafici, garantiti dalla nave d’appoggio “Città di Milano”. L’altra condizione richiedeva che partecipassero all’impresa anche due giornalisti, Ugo Lago, del Popolo d’Italia e appunto Cesco Tomaselli, quest’ultimo richiamato col grado di capitano. Alla spedizione parteciparono anche Felice Trojani, Alfredo Viglieri, Adalberto Mariani, Filippo Zappi, Aldo Pontremoli, Frantisek Behounek, Finn Malmgren, Natale Cecioni, Attilio Caratti, Vincenzo Pomella, Calisto Ciocca, Renato Alessandrini, Ettore Arduini e Giuseppe Biagi.

    Il dirigibile “Italia” alle isole Sptizbergen (Svalbard)

    Il 15 aprile 1928 il Dirigibile “Italia” col suo equipaggio partì da Milano Bresso e il 6 maggio arrivò alla Baia del Re. A causa di raffiche fortissime, ormeggiò sul celebre pilone, ancora oggi esistente. Consapevole di problemi di carico, per avere maggiori garanzie di un esito positivo della missione, Nobile decise di limitare il trasporto a sedici persone, includendo la presenza di un solo giornalista. Così, Tomaselli e Lago decisero di giocarsela a testa e croce. La moneta favorì Lago, perciò Tomaselli, un’altra volta, si fermò alla Baia del Re.

    Intanto il Dirigibile, conquistato il Polo Nord, essendosi imbattuto in una violenta tempesta, urtò la banchisa polare sfasciando la cabina di comando, dalla quale caddero viveri, diverse attrezzature, la cagnetta mascotte Titina e nove membri dell’equipaggio, tra cui Mariani, Viglieri, Zappi, Trojani, Biagi, Malmgren, Nobile e Cecioni (questi ultimi due, peraltro, gravemente feriti) con Pomella che perì sul colpo. Il destino fu più avverso per gli altri uomini dell’equipaggio che rimasero intrappolati sulla navicella, allontanatasi senza governo, e che non vennero più ritrovati: tra questi Ugo Lago. Le otto persone rimaste sulla banchiglia riuscirono in qualche modo a sopravvivere e poi ad essere trovate, grazie alla tenda colorata di rosso. Durò a lungo il supplizio di questi “eroi”, trascorso in un “inferno bianco”, cimentandosi a contattare via radio senza fortuna la nave “Città di Milano”. Giornate terribili e angoscianti che comportarono momenti alternati di disperazione e speranza. Scattò una gigantesca caccia ai naufraghi che coinvolse sei nazioni e migliaia di uomini e che si concluse il 12 luglio con l’intervento del rompighiaccio sovietico Krassin. Nobile, salvato per primo, fu accusato d’aver abbandonato i suoi uomini.

    I giornalisti Cesco Tomaselli, Ugo Lago e Salvatore Aponte presso la Baia del Re. (archivio M. Tomaselli)

    In occasione del 90esimo anniversario e per la prima volta dopo 90 anni, i discendenti di quell’equipaggio (tra cui chi scrive, Pino Biagi, Filippo Belloni, Sergio Alessandrini, Ascanio Trojani, Gabriella Vacca, Laura De Grassi di Pianura, Patrizia Viglieri, Romina Malfa, Carla Schettino Nobile, Stefania Settimi e Petter Johannesen, quest’ultimo pronipote di Roald Amundsen) si sono radunati a Roma il 7 e l’8 luglio, presso la Casa dell’Aviatore per ricordare i propri avi. Inoltre, su invito del CNR raggiungeranno la “Base artica “Dirigibile Italia” presso la Baia del Re, in occasione del passaggio dell’impresa velistica denominata PolarQuest 2018 (capo progetto Paola Catapano) che dall’Islanda arriverà nelle isole Svalbard nel mese di agosto. L’equipe scientifica dell’imbarcazione “Nanuq” indagherà la presenza di microplastiche nell’artico, eseguirà la mappatura delle coste e ricercherà il Dirigibile “Italia”, il cui relitto non è stato mai individuato. (Dal Messaggero Veneto)

    Francesco Ugo Tomaselli, detto Cesco, classe 1893, veneziano ma di origini friulane (suo padre Angelo era nato a Sacile e raggiunse la città lagunare per dedicarsi all’insegnamento), era arrivato alla carta stampata a 28 anni, dopo una laurea in lettere conseguita alla fine della Grande Guerra. Durante quel periodo prese servizio come ufficiale di complemento nel Battaglione Vicenza e, a fianco di Cesare Battisti, si guadagnò sul campo due medaglie al valor militare. Ritornato alla vita civile, fu assunto come cronista, dapprima alla Gazzetta di Venezia poi al Secolo di Milano e infine al Corriere della Sera. Qui incominciò la sua collaborazione, come inviato speciale, che durò quasi quarant’anni, fino a quando, nel novembre del 1963, una fitta al petto gli fermò il cuore. Alpinista e grande viaggiatore, ha saputo restituire racconti sempre lucidi, puntuali, appassionati. Un reporter le cui cronache, ancora oggi, sono di sorprendente attualità. Fu testimone di alcuni tra i più importanti avvenimenti del Novecento: dalla Prima guerra mondiale al viaggio del “Norge”; dalla drammatica spedizione del Dirigibile “Italia”, alla feroce, implacabile, cruda corrida delle balene nei mari del Sud; dalla campagna d’Etiopia, alla Guerra civile spagnola e a quella di Russia con l’8ª Armata fino all’ascesa di Mao Tse-Tung in Cina, al viaggio col veliero nell’Atlantico. E poi le infinite e seguitissime corrispondenze dall’Unione Sovietica, dalle Americhe, dal Giappone, dal Medio Oriente, dall’Africa e dall’Europa intera. A Cesco Tomaselli è dedicato il noto premio nazionale di giornalismo che porta il suo nome.

     

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