• BEPPINO FABRIS. Quale futuro per il sindacato?

    scritto il 12 Maggio 2019 da: Michele Tomaselli

    L’importanza dell’organizzazione sindacale è sancita anche dalla nostra Costituzione. Eppure lo stato di salute dei sindacati non pare essere dei migliori. Tra errori del passato e obiettivi per il futuro, il segretario regionale di SAPOL prova a tirare le fila.

    Beppino Fabris. 

    Secondo i dati dell’Osservatorio sul Nord Est raccolti da Demos qualche mese fa, la percezione della popolazione del Triveneto verso i sindacati non gode di buona salute. In particolare, rispetto al passato, ad aver subito una netta diminuzione è la percezione della capacità di difesa dei lavoratori a tempo indeterminato (scesa dal 38% del 2012 al 22% del 2018); ma sembra che i sindacati abbiano perso efficacia anche nella salvaguardia di donne (dal 26% al 20%), giovani (dal 15% al 13%) e lavoratori atipici (dal 17% al 10%). Ne parliamo con Beppino Fabris vigile, sindacalista e segretario regionale di SAPOL, unica forza regionale che cresce ogni anno come numeri di iscritti e rappresentanze sindacali unitarie, aderente alla CISAL. Un acronimo che sta a indicare Sindacato Autonomo di Polizia Locale e che rappresenta il principale sindacato di categoria delle forze di polizia del comparto unico della Regione Friuli Venezia Giulia. La CISAL è una confederazione di sindacati autonomi. Presente in tutti i settori professionali, sia pubblici che privati, è tradizionalmente forte nella scuola, SAPOL è una sua sigla aderente che da anni si batte per cercare più equiparazione tra i corpi di Polizia Locale e le Forze di Polizia dello Stato.

    Beppino, partiamo dall’inizio: com’è nata l’idea di istituire un sindacato autonomo delle forze di polizia locale degli Enti locali in FVG? «Una delle ragioni è stata quella di ritenere la politica sindacale delle grandi confederazioni (CGIL, CISL e UIL) inadatta a salvaguardare le specificità del nostro lavoro, così abbiamo voluto dar vita negli anni ’90 a un nuovo sindacato autonomo, slegato da meccanismi politici e ideologici, per anteporre in primis i bisogni dei lavoratori. Al momento la Cisal, nell’ambito degli Enti locali, è la terza forza regionale».

    È sempre più in voga criticare l’operato dei dipendenti pubblici. Oggi la musica pare non cambiare sebbene siano intervenute nel recente passato diverse riforme. Secondo lei vi è interesse al problema o si tratta di mera strumentalizzazione? «Le immagini dell’impiegato di Sanremo che scende a timbrare il cartellino in mutande e della “timbratura di gruppo” dell’impiegato del Comune di Termini Imerese sono state delle situazioni disdicevoli che mi auguro non si verifichino più, ma non è ragionevole colpevolizzare e mettere alla gogna mediatica milioni di lavoratori pubblici per colpa di chi non ha rispettato le regole. Sarebbe opportuno non sparare continuamente sui dipendenti pubblici. Credo che dovremmo evitare questo clima di caccia alle streghe. La crisi ha aumentato la concorrenza tra le categorie e ai dipendenti pubblici oggi viene addebitata ogni sorta di colpa. Piuttosto prenderei in esame la mancanza di una visione strategica della politica».

    Durante un’assemblea in Comune a Udine, Fabris è il secondo da sinistra.

    Tra le misure proposte per stoppare i furbetti del cartellino c’è quella dei controlli biometrici… «La rilevazione biometrica con impronte digitali è una misura estrema, piuttosto scenografica e al primo guasto tecnico sarebbe il caos. Sarebbe quindi un errore farne uso».

    Ritiene utile che i dipendenti pubblici segnalino i casi di assenteismo, di false attestazioni o comportamenti irregolari dei loro colleghi? «Certo. Tacere sarebbe una colpa mentre parlare un obbligo. Sono benvenuti tutti coloro che in un’azienda pubblica o privata segnalano e denunciano irregolarità. Non devono però essere lasciati soli ed esposti al rischio di minacce e ritorsioni. Una forma di garanzia prevista peraltro dalla legge sul whistleblowing».

    Si dice che “il pesce puzza dalla testa” per sottolineare il comportamento poco edificante di un leader o di capo. Secondo lei i dirigenti pubblici hanno delle colpe? «La dirigenza nella pubblica amministrazione è per eccellenza una casta: sono troppi e risultano strapagati. Non esistono giustificazioni per remunerazioni così alte. Inoltre il sistema li porta a disinteressarsi del personale e oggi, nonostante le tante leggi, continuano a non riconoscere il merito dei propri collaboratori. Inoltre beneficiano del premio di risultato che gli viene riconosciuto a prescindere dall’impegno».

    La meritocrazia è quindi una falsa retorica?

    « Il risultato in Italia è sotto gli occhi di tutti. Ma nella pubblica amministrazione qualcosa si potrebbe fare senza troppi tentennamenti, si tratterebbe di applicare dei meccanismi premiali veri, non premi a pioggia, e dare una flessibilità organizzativa a chi non è adatto a una mansione oltre che riconoscere maggiore responsabilità a chi se lo merita».

    Perché oggi un lavoratore dovrebbe credere nel sindacato? 

    «La funzione dei sindacati nonostante tutto rimane fondamentale, altrimenti non ci sarebbe più alcuna possibilità di tutela dei lavoratori. Quindi, chi ha intenzione di contribuire o avere a cuore la difesa dei propri diritti e di quella di colleghi, non esiti a rivolgersi a un sindacato

    Parliamo del territorio regionale. Tra gli argomenti che la CISAL sta portando avanti con forza ai tavoli della contrattazione c’è anche la richiesta di istituire un corpo di polizia locale regionale. Perché sarebbe importante costituirlo?

    «La disparità di trattamento e il malessere dei poliziotti locali dei Comuni della nostra regione impone alle forze politiche di trovare delle soluzioni per dare dignità e garanzie agli operatori della Polizia Locale. Chiediamo un confronto sereno affinché si possa costituire un corpo unico di Polizia Locale regionale che abbia funzioni di polizia stradale e di polizia amministrativa, per chiarire una volta per tutte quali compiti debbano essere ricompresi nell’attività demandata agli appartenenti della Polizia Locale. In particolar modo se, a oggi, l’agente di polizia locale è un impiegato in divisa o piuttosto è a tutti gli effetti un operatore delle forze dell’ordine. L’obiettivo è che il corpo di polizia possa beneficiare di una banca dati unica a valenza regionale e di una formazione professionale costante e unica; la qualcosa garantirebbe uniformità di comportamento e operatività».

    La CISAL fin dall’inizio si era opposta alla costituzione delle UTI, anche proclamando diversi scioperi, ritenendo che a rimetterci sarebbero stati soprattutto i lavoratori e i servizi erogati. La giunta regionale ha recentemente abrogato l’obbligo per i Comuni di aderire alle UTI e sta lavorando per tornare alle province… «Siamo l’unica regione d’Italia priva delle Provincie, ma creare nuovi enti di area vasta con competenze specifiche significherebbe causare nuovi disagi ai lavoratori, dato che molti uffici della Regione e delle UTI si troverebbero trasferiti in blocco. Mi auguro che non siano i soliti noti, ovvero i dipendenti, a fare da cavia in questo ennesimo processo di riforma. Già, infatti, sussistono dei problemi sui servizi erogati con il personale comandato a FVG Strade».

    Altre questioni spinose: la CISAL ha segnalato più volte ai vertici regionali le criticità che toccano il personale dell’Edilizia Scolastica dell’ex provincia di Udine e la mancanza di manutenzione nelle scuole superiori dell’intera regione. Ci può spiegare meglio?

    «La riforma degli Enti locali varata dalla precedente Giunta regionale ha permesso che il Servizio dell’Edilizia scolastica della Provincia di Udine (a differenza di tutte le altre funzioni passate all’Ente Regione) sia passato in blocco all’U.T.I. del Friuli Centrale. Il Servizio provinciale si occupava di quanto riguarda le opere, i lavori e le manutenzioni delle scuole secondarie di secondo grado di tutto il territorio della ex provincia. Questo trasferimento di funzioni non ha tenuto conto della complessità della gestione dell’edilizia scolastica secondaria di secondo grado, riguardante un territorio esteso e con esigenze diversificate. Questi uffici sono stati cancellati così come la professionalità acquisita dai dipendenti che, oramai ridotti all’osso, non riescono più a garantire i controlli necessari, mettendo rischio le condizioni dei fabbricati e degli utenti. Solo l’inserimento del servizio in una realtà già organizzata con specificità scolastiche, com’è l’Ente Regione, potrebbe risolvere la questione».

    Siamo arrivati alla fine. Quali sono i prossimi impegni e le battaglie sindacali da perseguire? «Dobbiamo rinnovare il contratto Collettivo Regionale di Lavoro del Comparto Unico non Dirigenti triennio 2019-2021 e seguire la contrattazione decentrata di oltre 250 Enti. Ci attende un anno intenso e difficile, ma il vero nodo resta quello di equiparare il trattamento salariale dei dipendenti del Comparto Unico. Credo non sia corretto erogare la quattordicesima mensilità solamente ai dipendenti dell’Ente Regione».

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